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Test di Efficacia Nutraceutici

Gli integratori alimentari sono: “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”.


Macrofarm  srl offre una serie di analisi e servizi fondamentali  nella caratterizzazione dei prodotti nutraceutici.


Attività scavenger sul radicale DPPH

Il dpph è un radicale libero organico con un picco massimo di assorbimento a 515-528 nm e permette di valutare l’attività antiossidante di diversi composti. La reazione prevede la riduzione del radicale DPPH da parte della molecola antiossidante per dare un composto di colore giallo, la difenilpicrilidrazina. L’entità della reazione di riduzione dipende dalla capacità della molecola di fungere da donator di elettroni.

Attività scavanger sul radicale ABTS

L’abts è un radicale stabile di natura organica idrosolubile con un massimo di assorbimento a 734 nm. Come per il dpph l’attività scavenger è valutata in termini di riduzione dei radicali.

Contenuto totale in flavonoidi

Questo saggio è basato sulla determinazione spettrofotometrica del complesso flavonoide-AlCl3 che presenta un oicco massimo di assorbiento a 510 nm

Contenuto totale in polifenoli

Questo saggio consente di ottenere una stima approssimativa della quantità di polifenoli presenti in un campione. I composti fenolici partecipano a una complessa reazione redox con acidi fosfotungstico e fosfomolibdico presenti nel reagente di Folin-Ciocalteu. Lo sviluppo del colore è dovuto al trasferimento
di elettroni che porta alla formazione di cromogeni in cui i metalli hanno una valenza minore.

Determinazione dell’attività antiossidante totale

Anche questo test si basa su una reazione redox in cui le frazioni antiossidanti presenti nel campione favoriscono la riduzione del Mo (VI) a Mo (V),con successiva formazione di un complesso verde fosfato/Mo (V) a pHacido che presenta un picco massimo di assorbimento a 695 nm.

Attività scavenger sul radicale idrossile

Questo test valuta la capacità scavenger dei campioni nei confronti del radicale idrossile. I radicali idrossilici presentano una reattività molto elevata e emivita breve e tendono a reagire con una vasta gamma di molecole presenti nelle cellule viventi. Il meccanismo più importante alla base della formazione dei radicali idrossile è la reazione di Fenton, in cui un metallo di transizione funziona da proossidante nella reazione di decomposizione del perossido di idrogeno, che fornisce il radicale idrossile. Quest’ultimo, in presenza di desossiribosio come substrato, forma sostanze reattive come l’acido tiobarbiturico (TBARS), la cui assorbanza può essere misurata spettrofotometricamente. L’attività antiossidante è proporzionale alla riduzione della formazione del TBARS, che deriva a sua volta dalla cessione di un atomo di idrogeno o elettroni dalla specie antiossidante al radicale o per reazione diretta con esso.

Saggio ß-carotene-acido linoleico

Questo saggio si basa sull’ossidazione di un acido grasso insaturo, l’acido linoleico, da parte di un agente proossidante. L’ossidazione genera radicali liberi (idroperossidi lipidici, dieni coniugati e sottoprodotti volatili) che attaccano molecole ricche in doppi legami come il ß-carotene (che nel saggio è utilizzato come indicatore colorato di ossidazione), nel tentativo di riacquisire un atomo di idrogeno. Di conseguenza, man mano che procede la reazione di ossidazione, la molecola di ß-carotene perde la sua coniugazione e il suo caratteristico colore arancione. In presenza di molecole antiossidanti il sistema coniugato ß-carotene viene preservato, di conseguenza, la capacità antiossidante sarà proporzionale all’assorbanza del ß-carotene non danneggiato.

Attività scavenger sull’ossido nitrico (test antinfiammatorio)

La determinazione in vitro dell’attività scavenging sull’ossido di azoto può essere un utile indice dell’attività antinfiammatoria. L’ossido nitrico (NO), è un radicale libero a emivita breve e un messaggero intercellulare prodotto da una varietà di cellule di mammifero, come i macrofagi, neutrofili, piastrine, fibroblasti, cellule endoteliali, neuronali e muscolari lisce. NO media una varietà di eventi biologici che vanno dalla vasodilatazione, neurotrasmissione, inibizione dell’adesione e dell’aggregazione piastrinica, nonché gli stati di infiammazione.

Attività scavenger sull perossinitrito (ONOO-)

L’anione perossinitrito è un ossidante rilevante in molte situazioni patologiche perché può attaccare una vasta gamma di molecole biologiche. Il test in vitro prevede la sintesi di questa specie a partire dall’interazione nitrito di sodio e H2O2 in ambiente acido. La fluoresceina viene utilizzata come indicatore in quanto viene attaccata dall’anione perdendo la sua colorazione. In presenza di molecole antiossidanti che inattivano l’anione perosiinitrito, la struttura e la colorazione della fluoresceina vengono preservati.

Saggio ORAC

Il metodo orac è basato sull’inibizione dell’ossidazione indotta dal radicale perossile. Questo radicale si forma per decomposizione termica di azo-composti come l’AAPH (2,2 ‘-azobis-2-metil-propanimidamide, dicloridrato) e attacca la fluoresceina, utilizzata come indicatore cromogeno. Il saggio misura la perdita di fluorescenza della fluoresceina in funzione del tempo.

α-Amilasi: effetto ipoglicemico

L’α-amilasi è coinvolta nella digestione dei carboidrati nei mammiferi. Questo enzima idrolizza i legami R-(1,4)-glucosidici mantenendo la configurazione del centro anomerico dello zucchero. Ciò permette l’assorbimento intestinale dei carboidrati alimentari con conseguente brusco aumento della glicemia post-prandiale. Per i pazienti diabetici, il livello di glucosio nel sangue dopo un pasto rappresenta un parametro molto importante per la gestione dell’iperglicemia post-prandiale. Pertanto, l’inibizione della R-amilasi rappresenta una validata strategia clinica per il controllo della glicemia postprandiale nei pazienti diabetici.

α-Glucosidasi: effetto ipoglicemico

Questo è un test alternativo per testare il potenziale effetto ipoglicemico di un prodotto. L’α-glucosidasi è un enzima chiave nella digestione dei carboidrati. Esso catalizza l’idrolisi dei legami 1,4-α-glucosidici con conseguente liberazione di α-glucosio. Gli inibitori dell’α-glucosidasi antagonizzano l’attività dell’α-glucosidasi, ritardando così l’assorbimento intestinale dei carboidrati e rallentando il forte aumento postprandiale dei livelli di zucchero nel sangue.

Acetilcolinesterasi (AChE): effetto in patologie neuridegenerative senili

L’inibizione dell’ AChE è stata valutata mediante il saggio colorimetrico di Ellman opportunamente modificato che si basa sulla reazione della tiocolina con un agente cromogeno, per dare un prodotto colorato. L’AChE catalizza la scissione di acetilcolina nello spazio sinaptico dopo depolarizzazione. Nonostante la natura multifattoriale della malattia di Alzheimer, molte delle strategie terapeutiche attualmente in uso si basano sulla cosiddetta ipotesi colinergica della disfunzione cognitiva. Questa ipotesi asserisce che almeno alcuni dei sintomi di deficienza cognitiva caratteristici di questa patologia derivino da un deficit del neurotrasmettitore acetilcolina e quindi della neurotrasmissione colinergica, che sembra giocare un ruolo fondamentale nella memoria. Di conseguenza, prodotti in grado di esercitare un’attività inibitoria nei confronti dell’AChE possiedono un potenziale terapeutico nel trattamento di patologie neurodegenerative come l’Alzhimer.

Lipasi pancreata: effetto ipolipidemico

La lipasi pancreatica svolge un ruolo chiave nella digestione dei trigliceridi. È secreta nel duodeno attraverso il dotto pancreatico ed è responsabile per il 50-70% dell’idrolisi totale dei grassi alimentari. La capacità di inibizione di questo enzima da parte di prodotti o molecole è un parametro utile per la determinazione della potenziale efficacia come agenti antiobesità.

Tirosinasi

L’inibizione dell’enzima tirosinasi è stata determinata utilizzando L-tirosina come substrato. Questo enzima è coinvolto nello sviluppo naturale della colorazione naturale di pelle, capelli e occhi ed è inoltre di particolare rilevanza nella fase iniziale nella sintesi della melanina. Campioni capaci di inibire questo enzima possono essere usati nei trattamenti sbiancanti della pelle.

Angiotensin converting enzyme (ACE): effetto antipertensivo

L’ACE ha due funzioni importanti: catalizza la conversione dell’angiotensina I in angiotensina II, un potente vasocostrittore, e degrada la bradichinina, un potente vasodilatatore, e altri peptidi vasoattivi, aumentando la pressione sanguigna. La capacità di inibizione enzimatica da parte di prodotti e/o molecole è un parametro utile per la determinazione della loro potenziale efficacia come agenti anti-ipertensivi.

Xantina ossidasi (XO)

La xantina ossidasi è un molibdoflavoenzima complesso che, negli esseri umani, è riconosciuto come l’enzima terminale del catabolismo delle purine. Durante l’ossidazione di ipoxantina a xantina e poi acido urico, la XO si comporta come generatore di acqua ossigenata e anioni superossido. Queste specie attive dell’ossigeno sono legate al danno ossidativo da ischemia-riperfusione. Pertanto, i prodotti con effetto inibitorio sulla XO presentano un potenziale nella prevenzione delle lesioni ossidative da ischemia-riperfusione e potrebbero essere utilizzati come agenti preventivi della gotta.

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Chi Siamo

Macrofarm S.r.l., è uno spin-off dell’Università della Calabria che nasce dalla collaborazione di ricerca applicata, avviata già da tempo nel Dipartimento di Farmacia e SNN dell’Università della Calabria. Il campo di attività che caratterizza l’azienda è rappresentato dalla elaborazione di tecnologie d’avanguardia per l’ottenimento di coniugati polimerici, e in generale polimeri funzionali,utilizzabili nel settore cosmetico.


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